Evi Crotti/Alberto Magni, Come interpretare gli scarabocchi, la lingua segreta dei bambini

Chi di noi non è mai rimasto perplesso di fronte al disegno di un bambino della scuola materna?
Una marea di linee rette, curve o miste. Ma alla domanda “Cosa è questo?” i bambini hanno sempre un racconto, una spiegazione. Lo scarabocchio, quello che noi adulti chiamiamo scarabocchio, è il loro mondo e, nonostante non siano ancora abili con matite, pennarelli o pennelli, in quel “pasticcio” raccontano davvero una storia
. Scopriamo così che qualsiasi tratto sul foglio ha un suo perché; il modo in cui il bambino impugna la matita ce la dice lunga sul suo modo di essere e di rapportarsi col mondo, così come ci dà notizie di sé il bambino che inizia il suo disegno su un punto del foglio piuttosto che su un altro.

Il libro ovviamente non parla solo dello scarabocchio, classico dei bambini fino ai tre anni, ma anche dell’evoluzione del disegno e del modo in cui i bambini comunicano con gli adulti. Spesso adulti e bambini non parlano la stessa lingua, motivo per il quale sono costretti ad esprimersi attraverso il disegno. Ovviamente nel caso di bambini più grandi possiamo notare altre caratteristiche, come la scelta del soggetto del disegno o dei colori.
Oltre queste parti relative al disegno libero, il libro analizza una serie di test psicologici che sicuramente la maggior parte di noi ha fatto, ovvero: il disegno della casa, il disegno della famiglia e
il disegno dell’albero.
Tutti noi ci saremo chiesti se davvero da un disegno si potesse capire qualcosa di noi e soprattutto cosa; qualcuno ha di sicuro cercato di “imbrogliare” disegnando una famiglia di animali al posto di una famiglia umana o decidendo di disegnare un cipresso al posto del melo che avevamo scelto in un primo momento. Ovviamente a un occhio esperto non sfugge nemmeno questo, infatti in base al tratto, alla scelta dei colori e alle cancellature si riesce a capire comunque tanto dell’esecutore del disegno.

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