La maledizione dell’erede, J. K. Rowling

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.

Alla fine ho deciso di leggerlo, nonostante hp-la-maledizionele mille critiche negative. E vi dico che sono tutte esagerate.

L’unica cosa “pesantuccia” del libro è che in realtà non è un racconto, non è narrativa, è uno spettacolo teatrale. Come tale risulta poco scorrevole, ma non poco piacevole. Perchè è la storia di una birichinata da maghi adolescenti. Tutte le critiche che muovevano sulla Hermione “cattiva” sono infondate, quelle sul fatto che sia scontato che Albus Severus Potter finisca tra i Serpeverde lo sono altrettanto.
Molto semplicemente è la storia di un ragazzino di 11 anni, con un padre famoso (troppo famoso), che fatica ad accettare il peso che il suo cognome gli conferisce. E cerca, a modo suo, di farsi un nome che non sia legato al padre. Con le intenzioni più nobili del mondo, ma nel modo più rocambolesco che un maghetto di quell’età possa escogitare.
In sostanza mi è piaciuto perchè esplora, in un modo che trovo abbastanza divertente, cosa sarebbe potuto succedere se la storia fosse stata cambiata. Un mondo di possibilità infinite, alcune divertenti, altre che lasciano l’amaro in bocca, ma sempre e comunque possibilità.
La Rowling non smette di stupirci, farci divertire ed emozionare.

Voto: 7

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