Panino al prosciutto, Charles Bukowski

Henry Chinaski vive a Los Angeles, nel periodo della Grande Depressione. E’ figlio di immigrati tedeschi ed è un adolescente ribelle che vive la vita tra i giochi di strada, le risse, la scuola e l’iniziazione al sesso. Durante la sua rabbiosa e violenta adolescenza fa la conoscenza dei libri e della biblioteca pubblica. L’unico conforto glielo danno i libri, la scrittura e l’alcool. Panino al prosciutto rappresenta un incredibile viaggio adolescenziale in un’America devastata dalla Depressione, narrato in prima persona da Henry e da Bukowski che
riesce a mantenere un equilibrio costante tra l’invenzione e l’autobiografia. 

Il titolo originale del libro è “Ham on rye”, piacevole richiamo al titolo originale de “Il giovane Holden”, “The Catcher in the Rye” di J.D. Salinger. Entrambi i romanzi sono infatti semi-autobiografici e narrati in prima persona. Il periodo descritto nel libro è quello che rappresenta l’infanzia e l’adolescenza di Bukowski, la scuola, l’abbandono della casa dei suoi genitori e l’ingresso nella vita da bar, risse e continui cambi di residenza.
Nel complesso sono presenti le numerose ribellioni adolescenziali, la crisi economica, le ipocrisie sociali e politiche, le false amicizie, la scoperta del sesso e la conseguente consapevolezza dell’esclusione dal quel mondo a causa di una bruttissima acne; sono presenti i professori insistenti, ridicoli e mostruosi, le professoresse sexy e seducenti. Il tema prevalente è comunque l’esclusione, l’emarginazione che sfociano nell’abbondante uso di alcool e nell’esagerato cinismo del protagonista. Lo stile di Bukowsi è molto scorrevole, ricco di sarcasmo, teneramente cinico e disperato, diretto e secco. Panino al prosciutto è solo una tappa della grande autobiografia romanzata di Bukowski, che si sviluppa attraverso Post Office (1971), Factotum (1975) e Donne (1978).

VOTO: 7.5

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“Non avevo interessi. Non riuscivo ad interessarmi a niente. Non avevo idea di come sarei riuscito a cavarmela, nella vita. Agli altri, almeno, la vita piaceva. Sembravano capire qualcosa che io non capivo. Forse ero un po’ indietro. Era possibile. Mi capitava spesso di sentirmi inferiore. Volevo solo andarmene. Ma non c’era nessun posto dove andare. Il suicidio? Gesù Cristo un’altra faticata. Avevo voglia di dormire per cinque anni di fila, ma non me lo permettevano.”

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-100715?f=w:3699>

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