I quarantanove racconti, Ernest Hemingway

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1938 insieme ad un lungo racconto, La Quinta colonna, in Italia è stato invece nel 1947, ma senza La Quinta colonna, pubblicato l’anno prima. Molteplici sono le varietà di racconti, si affrontano diversi temi come l’amore, le corride, i safari. Ma tutte queste storie non hanno proprio un lieto fine, soprattutto quelle caratterizzate dal tema dell’amore. Tra i racconti sono inoltre presenti quelli con l’alterego di Hemingway, Nick Adams. Le cose che maggiormente colpisce e che chiarisce lo stile di Hemingway sono i dialoghi veloci, concisi, le piccole descrizioni, i racconti, che io vedo più come brevi episodi di vita, non hanno un chiaro inizio e la maggior parte forse neanche una fine. Il cuore del libro è suddiviso in capitoli e all’inizio di ogni racconto troviamo delle piccole perle, dei frammenti di vita, dei racconti-lampo. L’enorme quantità di racconti, dei quali variano le lunghezze (da due pagine ad anche dieci), rende ovvio il fatto che non tutti possono piacere, alcuni potrebbero risultare pure noiosi, ma di sicuro ne troverete che vi piaceranno. I racconti che io personalmente ho preferito sono ad esempio Le nevi del Kilimangiaro, Il gatto sotto la pioggia, Una storia molto breve, Insonnia e Un posto pulito, illuminato bene. Nel complesso la lettura del libro è piacevole, anche se in alcuni punti si può faticare ad andare avanti.

VOTO: 8

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