Speciale: Antoine de Saint-Exupéry e il Piccolo Principe

Nato a Lione il 29 giugno 1900, fu uno scrittore francese, di famiglia aristocratica e cattolica.

Fin dall’età di 12 anni fu attratto dal volo, che diventò, in seguito, la sua professione.

Nel 1921 parte per il servizio militare e viene inviato a Strasburgo per diventare aviatore.

Otterrà la licenza di pilota nel 1922 e nello stesso anno tornerà a Parigi e inizierà a dedicarsi alla scrittura.

Nel 1929 si trasferisce in Sud America per trasportare la posta attraverso le Ande. Nel periodo aeropostale i suoi incidenti in volo diventano proverbiali (il più clamoroso avvenne cercando di stabilire il record di volo da New York alla Terra del Fuoco).

Antoine de Saint-Exupéry a fianco del suo aereo<

br />dopo lo schianto nel deserto del Sahara nel 1935

Dopo l’invasione della Francia, nella seconda guerra mondiale, entra nell’aviazione militare e compie diverse missioni di guerra. Venne insignito della Croce di Guerra.

Il giorno 31 luglio 1944 partì per la sua nona missione, con l’obiettivo di sorvolare la regione di Grenoble-Annecy, decollò dalla Corsica ma non fece più ritorno. Il suo aereo precipitò, in circostanze non del tutto chiare, nel Mar Tirreno.

Il 7 aprile 2004, la stampa francese, ha riportato con grande evidenza, la notizia del ritrovamento dei rottami dell’aereo su cui si trovava lo scrittore quando scomparve. Il modello dell’aereo corrispondeva (era un Lockheed P-38 Lightning statunitense) ma molti non credettero che fosse quello di Saint-Exupéry in quanto sul modello ritrovato erano piazzate delle mitragliatrici anziché una cinepresa e una macchina fotografica per la ricognizione e perché non fu mai ritrovato il corpo dello scrittore.

Nel marzo 2008 Horst Rippert, ex-pilota della Luftwaffe, ha dichiarato che nella notte del 31 luglio 1944 stava sorvolando il Mediterraneo sul suo aereo quando vide più in basso un F-5 (versione da ricognizione del P-38) e decise di abbatterlo.

<<Quando ho saputo di chi si trattava ho a lungo sperato che non si trattasse di lui.>>.

Saint-Exupéry era infatti già famoso per le sue pubblicazioni legate al mondo dell’aviazione. Per questo motivo Rippert avrebbe tenuto nascosta per quasi sessantaquattro anni la storia di quella notte.

Ciò che lo ha reso straordinario è stata la letteratura che per lui era la vita stessa. Egli stesso affermava che “bisogna vivere per poter scrivere”, perciò la maggior parte delle sue opere prendono spunto da fatti realmente accaduti, romanzati.

Nei suoi scritti unì la propria esperienza di pilota alle sue meditazioni sulla vita (soprattutto sul sentimento d’onore e sulla fraternità).

Il suo nome è legato soprattutto alla favola allegorica Il piccolo principe (Le petit prince, 1943); il racconto è dedicato all’amico Léon Werth, ma non all’amico adulto, al bambino, una dedica retroattiva, insomma.

Un libro che parla al bambino che sopravvive nell’adulto.


Il personaggio del pilota (che altri non è che l’autore stesso) è costretto ad un atterraggio di fortuna in pieno deserto del Sahara. Mentre cerca di riparare l’aereo si imbatte in un bambino (Il Piccolo Principe) che gli chiede di disegnare una pecora. Il pilota viene così a sapere che il Piccolo Principe viene dall’asteroide B 612 e che prima di arrivare sulla Terra ha visitato altri pianeti e incontrato strani personaggi che l’hanno lasciato stupito e sconcertato dalla stranezza delle “persone adulte”.

I motivi per leggere Il Piccolo Principe sono tanti. E’ un libro per tutte le età; è una metafora del passaggio all’età adulta (ma anche un incentivo a prendersi cura del bambino che è in tutti noi); riporta grandi valori da non dimenticare e non sottovalutare: godere della bellezza, fare ricerca in se stessi, prendersi cura dell’amore, coltivare l’amicizia e non perdere la speranza.

Le illustrazioni del libro (famose quanto il libro stesso) sono state create da Saint-Exupéry.

E’ stato tradotto in 277 lingue e dialetti, anche poco diffusi come la lingua corsa, il bretone, il gallurese, il milanese, il napoletano e il friulano. Chi difende le lingue rare, in via di scomparsa, utilizza la versione del Piccolo Principe come mezzo per la difesa della lingua. Il testo è stato pubblicato il lappone, tzigano o quechua. Per lottare contro l’analfabetismo, la versione in lingua tifinar è stata distribuita alla popolazione tuareg, un’altra in khmer è stata pubblicata in Cambogia. Nel 2005 è stato tradotto in toba, lingua amerindiana parlata nel nord dell’Argentina, in cui fino ad allora era stato tradotto un solo libro: la Bibbia.

Copertine del piccolo principe. In alto da sinistra:

lingua corsa, quechua, lappone, sardo gallurese,

tifinar, khmer e toba

Dal libro hanno preso spunto varie opere, commedie musicali, canzoni e film.

L’ultimo film che prende spunto dal libro è un film d’animazione diretto da Mark Osborne, realizzato in CGI e stop motion. La pellicola è stata presentata fuori concorso al Festival di Cannes 2015 il 22 maggio e verrà distribuito nelle sale cinematografiche italiane dal 1° gennaio 2016.

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