Speciale: Cinema Horror (Anni Venti)

Profumo di libri è lieto di presentarvi L’evoluzione del cinema Horror. A partire dagli anni Venti vedremo come è cambiato il concetto di “orrore” nei film e come si sono modificate le ambientazioni e i personaggi.
Si parte con uno dei massimi esempi del cinema espressionista tedesco, un film che negli anni si è elevato a piccolo capolavoro soprattutto grazie alla scenografia allucinante ad opera di tre pittori espressionisti, Walter Roehrig, Walter Reimann e Hermann Warm, che descrivono il delirio e l’incubo del protagonista, stiamo parlando de
“Il gabinetto del Dottor Caligari”, film muto del 1919, regia di Robert Wiene che tratta argomenti quali: il sonnambulismo, l’ipnotismo e le allucinazioni. Francis racconta a un vecchio seduto di fianco a lui la storia di un uomo poco raccomandabile, il signor Caligari, che nel 1830, nel piccolo paese di Holstenwall in Germania, giunge alla fiera per presentare il suo sonnambulo, di nome Cesare, che tiene sotto ipnosi in una cassa da morto. Il dottor Caligari sostiene che il suo sonnambulo sarà in grado di predire il futuro una volta che verrà svegliato. Ma con il suo arrivo nel paese, morti sospette iniziano a diffondersi. All’epoca questo film fu un’innovazione per il cinema, e tuttora, a distanza di quasi cento anni dalla sua produzione, continua a mantenere la sua freschezza.

Si continua con un altro esempio di cinema espressionista tedesco, la prima trasposizione cinematografica di Dracula, stiamo parlando di Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922. Ispirato al romanzo di Bram Stoker, il regista per non incorrere in problemi legati ai diritti, dovette modificare il titolo e i nomi dei personaggi. Tuttavia fu denunciato ugualmente dagli eredi di Stoker e venne condannato a distruggere tutte le pellicole, fortunatamente una copia si salvò arrivando sino ai giorni nostri, ma ora passiamo alla trama. Brema, 1838. L’ agente immobiliare Knock invia il giovane Hutter in Transilvania per concludere un affare con in conte Orlok. Questi, prima di partire, chiede a degli amici di prendersi cura di sua moglie Ellen. Dopo una serie di strani e misteriosi episodi arriva al castello sui monti Carpazi. Il conte Orlok invita Hutter a cena, e quando questi si ferisce ad un dito, si mostra particolarmente eccitato. Al risveglio, il mattino dopo, Hutter nota dei segni sul collo e pensa che siano solo delle punture di zanzara. Il giovane Hutter riesce a concludere l’affare con il conte dopo altri episodi abbastanza misteriosi e il giorno dopo, nella cripta del castello, scopre il conte disteso in un sarcofago e poco dopo lo vede allontanarsi su di un carro carico di bare….
Su questo cult girano tante leggende che l’ hanno reso uno dei primi se non il primo film ad essere etichettato come “maledetto”. Secondo alcune voci il regista, Murnau, si è recato nei Carpazi alla ricerca di un vero vampiro, secondo altre riuscì addirittura a trovarlo, infatti alcuni credono che l’attore che interpreta Nosferatu, Max Schreck, sia un vampiro, tanto che il pubblico di quegli anni non credette che la faccia del personaggio fosse un trucco. Tutte queste teorie sono alimentate dal fatto che il nome dell’attore Max Schreck pronunciato con l’accento tedesco suoni come “massimo spavento/terrore”. Alla produzione di questo film è dedicato il film del 2000 di E. Elias Merhige, “L’ombra del vampiro”, dove John Malkovich interpreta Murnau e Willem Defoe interpreta Schreck, in questo film si avvalora l’ipotesi che Max Schreck fosse un vero vampiro.

Ora passiamo alla trasposizione cinematografica dell’opera letteraria di Victor Hugo, “Notre Dame de Paris”, meglio conosciuta come “Il gobbo di Notre Dame”. Questa, del 1923, regia di Wallace Worsley, è una delle trasposizioni più conosciute assieme a quella del 1939 e al film d’animazione Disney. Nonostante non lo sembri, è classificato come film dell’orrore soprattutto per il trucco mostruoso dell’attore Lon Chaney che interpreta Quasimodo, ed è inoltre uno dei film più degni di nota per il fatto che è stata ricostruita sul set la Parigi del Quattrocento.
Quasimodo, un essere mostruosamente brutto, gobbo e deforme, che è l’addetto alle campane della grande cattedrale di Notre Dame di Parigi, è lo schiavo di Jehan, fratello dell’arcivescovo di Parigi. Jehan incarica Quasimodo di rapire la bella Esmeralda, una zingara, che è la pupilla del Re dei Mendicanti e di cui Jehan é innamorato. Ma anche il capo delle guardie è innamorato di Esmeralda e fa arrestare e frustare Quasimodo cercando poi di conquistare la zingara.

 

Per concludere questo speciale, rimaniamo in Francia, più precisamente al teatro dell’opera di Parigi, per gustarci la trasposizione del 1925 diretta da Rupert Julian della famosa opera di Gaston Leroux, “Il fantasma dell’opera”. Ritroviamo Lon Chaney che interpreta il fantasma, a detta di molti una delle interpretazioni migliori della sua carriera. Oltre a questo il pubblico ha apprezzato l’ ambientazione e l’atmosfera cupa e inquietante e soprattutto la scena in cui Christine toglie la maschera al fantasma rivelando il vero volto, che rivista ai giorni nostri la scena rimane terrificante. Veniamo alla trama che tutti conoscono. In un sotterraneo del teatro dell’Opera di Parigi vive un talento musicale costretto a nascondere il suo volto dietro una maschera. Qui vede e si innamora di una giovane soprano, Christine. Restando nascosto dietro una parete, con la sua voce educa e seduce la bella cantante e per portarla al successo uccide la soprano titolare. Alla fine dello spettacolo rapisce Christine portandola nei sotterranei, qui gli mostra il suo vero volto, ma lei, che in realtà è innamorata dell’ufficiale Raoul, fugge inorridita. 

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