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Un estraneo al mio fianco, Ann Rule

Non esiste nessun voto finale per questo libro, non esistono belle o brutte parole, solo i fatti. Ann Rule ha scritto di Ted Bundy, sì, proprio lui, uno dei più famosi serial killer statunitensi. Ho aspettato tanto per riuscire a leggere questo libro e finalmente ci sono riuscita. Non volevo leggerlo per far di lui un mito o un mostro, volevo semplicemente leggere di come un uomo brillante e intelligente, uno studente di psicologia e di legge, potesse diventare e nascondere dietro la sua maschera sociale un assassino. Qui, oltre alla vita di Ted Bundy, ai suoi crimini, alle sue evasioni e infine alla sua esecuzione, leggiamo delle vittime, del dolore che un solo uomo è riuscito a lasciarsi dietro, in un’immensa scia di disperazione e sofferenza. Tutti leggiamo degli assassini, dei mostri, ma non diamo mai troppa importanza alle loro vittime, alle persone a cui hanno tolto tutto e ai loro familiari. Ecco, in questo libro possiamo conoscere le dinamiche dei crimini commessi e le descrizioni delle ragazze che Ted Bundy ha ucciso, le giovani ragazze che Ted Bundy ha ucciso. Oltre a tutto ciò leggiamo e capiamo cosa potrebbe voler dire conoscere qualcuno, volergli bene, scherzarci insieme, e improvvisamente rendersi conto che proprio quella persona è un mostro, un serial killer. Ann Rule ci descrive tutte le sue sensazioni, lo scambio di lettere con Ted, le loro conversazioni, e sembra quasi che il Ted di cui ci parla in alcuni spezzoni del libro, della festa di Natale, del lavoro al “telefono amico”, non sia affatto lo stesso Ted che è riuscito a troncare la vita di più di venti ragazze e donne.

“E adesso, finalmente, pace anche a te Ted.
E pace e amore a tutte le innocenti che hai distrutto.”

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