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L’età inquieta, Anna Starobinec

La follia intrecciata al quotidiano, l’incubo dissolto nell’ordinario: da perderci il sonno e la tranquillità. Durante un picnic una formica regina entra nell’orecchio di un ragazzino per impiantare nel suo corpo un formicaio. I gesti scaramantici di un altro bambino si rivelano il rituale che tiene in piedi il suo mondo. Due giovani amanti si rincorrono a Mosca, senza sapere di essere morti. Un adolescente sviluppa un’ossessione erotica per il cibo cucinato da sua madre. Nella poetica di Anna Starobinec, la realtà è un piano impercettibilmente inclinato che aggancia il lettore attraverso l’immedesimazione per farlo scivolare, senza che se ne accorga, in un mondo di puro, assurdo terrore.

I racconti presenti in questa raccolta sono stati finalisti al National Bestseller Prize del 2004, il più importante premio letterario russo.
I racconti variano di genere dall’uno all’altro, si passa infatti dal primo racconto, “Il formicaio”, un horror macabro e inquietante, a “Viventi”, che ha al suo interno atmosfere distopiche e fantascientifiche, fino ad altri dove il punto centrale del racconto è l’alienazione del protagonista. Alcuni racconti hanno anche componenti oniriche e a volte non si riesce a comprendere se ciò di cui si parla stia accadendo in un sogno o nella realtà. Anche se il libro ci viene mostrato come una raccolta di racconti del terrore, le storie della Strarobinec sono molto differenti dalle storie che possiamo trovare nelle raccolte di Stephen King o altri, perché in questo libro il terrore e l’orrore descritto sono orrori psicologici, come le paure e le ossessioni dell’uomo.

VOTO: 6,5/7

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